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lunedì 12 agosto 2013

Emigrazione, Fernanda Sacco: “Non Dimentichiamo Gli Eroi”



di Francesco Greco - Una signora dolcissima di 81 anni, ultima discendente dell’anarchico Nicola Sacco, maestra elementare in pensione (“Apposta parlo così tanto!”), è stata la protagonista della 13ma edizione della Festa degli Emigranti di ieri e oggi indetta dall’Associazione Italiani nel Mondo di Specchia (Lecce). Quest’anno è stata celebrata (con una mostra di foto in b/n) nel nome di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, martiri del lavoro e la passione politica, accusati dell’omicidio di Andrea Salsedo (in realtà era stata la banda di Celestino Maneros a uccidere l’operaio siciliano): ma l’accusa non cadde nemmeno dopo la confessione, e nonostante gli intellettuali di tutto il mondo chiesero la loro libertà furono uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, nel Massachusetts, dopo 7 anni di carcere: patirono orrende torture. La password delle due intense giornate è stata modulata sul filo della memoria: con Sacco e Vanzetti è stato ricordato il sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, da Marcinelle, Belgio (8 agosto 1956, 262 minatori periti, 211 italiani, molti pugliesi) ad altre disgrazie in Svizzera, Usa, ecc. Una forma di internazionalismo che oppone il lavoro al capitale che insegue il profitto a scapito dei diritti, la dignità, la vita. “C’è speranza di salvarli?”, chiese angosciato la sera dell’8 agosto Re Baldovino. I soccorritori scossero la testa. A mille metri di profondità, nel cuore oscuro della terra, i lavoratori del carbone bruciavano incarnando una terribile metafora. Sacrifici umani in nome di un’idea corrotta di modernità, immolati al capitalismo, divinità feroce, disumana. Fernanda Sacco (foto di Giancarlo Colella) è l’ultima erede dei Sacco da Torremaggiore (Foggia, 18mila abitanti: c’era il presidente dell’Associazione “Sacco e Vanzetti” Matteo Merolla (“Vogliamo un mondo senza confini, siamo figli della stessa terra”), la vice Rosa Marchiarola, la responsabile diritti umani avv. Antonella Montanari, il segretario amministrativo Giuseppe Volgarino, l’assessore alla Cultura Marcella Bocola: “Abbiamo studiato grazie ai loro sacrifici…”, la sede è un dono con i risparmi della maestra) ha interrotto commossa più volte il discorso in una Piazza del Popolo gremita di vecchi emigranti (qualcuno non ha trattenuto le lacrime) e i nipotini a cui ha idealmente consegnato una memoria viva e forte. Nel 2010 aveva affidato a “I miei ricordi di una tragedia famigliare” (editore Malatesta, Apricena) i passaggi di una storia ricostruita con dovizia di particolari. Nel 1927 aveva 5 anni. Il vero nome di Nicola era Ferdinando: è scritto sulla tomba al cimitero monumentale di Torremaggiore. I fratelli Sacco erano 4: Nicola, Sabino, Luigi (padre di Fernanda, o Ferdinanda) e Ferdinando. Scappò in Messico per sottrarsi al militare e cambiò nome usando quello del fratello maggiore morto nel frattempo per non essere scritto sul “libro nero” dei renitenti alla leva. I nipoti Sacco erano 11, 6 figli di Sabino, 5 di Luigi. Resta la maestra. La due-giorni (condotta con bella verve da Francesca Ruppi) è iniziata con la consegna delle targhe-ricordo fra 3 paesi idealmente gemellati: Specchia, Torremaggiore e Villafalletto (3mila anime nel Cuneese dove nacque Bartolomeo Vanzetti, rappresentato dal sindaco Ilio Piana e la moglie: l’ultimo nipote si chiama Giovanni, vive a Torino). Dolce ma determinata nel rivendicare una memoria, ridare dignità a una storia del secolo scorso di emigrazione, appartenenza politica, militanza. “Il loro martirio e quello di tutti gli italiani sacrificati all’estero è un ricordo straziante da trasmettere alle nuove generazioni. Sacco e Vanzetti facevano parte di un movimento in lotta per l’emancipazione, il lavoro, i diritti umani, contro soprusi e umiliazioni. Costretti a fare i lavori più umili: li chiamavano i porci, i pezzenti, i sudicioni”. Un’icona spendibile, per coerenza e passione, anche oggi. Gli stessi toni ha usato Vincenzina Vanzetti, sorella di “Burt”, nell’attraversare più volte, sola, l’Oceano per difendere la memoria dell’eroico fratello dalle menzogne. “Vogliamo un tetto per ogni famiglia, il pane per ogni bocca…”, ripeteva l’operaio. In precedenza il sindaco di Specchia Antonio Biasco aveva detto: “Nord e Sud uniti per onorare il sacrificio di chi ha vissuto la diaspora dell’emigrazione. Grazie a loro abbiamo avuto un minimo di sviluppo”. Dall’altare gli aveva fatto eco don Beniamino Nuzzo: “L’Italia onora questi due uomini uccisi per aver difeso le lore idee” e, in un telegramma, il sen. Dario Stefàno: “Ricordiamo il sacrificio di questi italiani”. Presenti anche Marcella Rucco, assessore provinciale, il vicepresidente del Consiglio generale dei Pugliesi nel Mondo Gianni Mariella (230 associazioni sparse nel pianeta:”Occorre un forte radicamento nella memoria per progettare il futuro”, Domenico Rodolfo: “Gli emigranti ci hanno dato dignità nel mondo”). Occasione propizia per riflettere sul complesso fenomeno, che nel frattempo è passato dalla valigia di cartone al trolley dove i figli degli emigranti acculturati mettono il titolo di studio cercando pane e dignità lontani dalla loro terra, desertificandola. E, altro paradosso, terra di accoglienza con i migranti provenienti da tutti i sud del mondo. Per attaccare le larghe intese sull’Imu: “Gli emigranti non devono pagarla - ha detto Fernando Villani presidente dell’Associazione di Specchia - siamo formiche che hanno fatto per il Paese più di politici colti da amnesie, re, imperatori per dare un futuro ai nostri figli“. Puglia storicamente terra di flussi migratori. Oltre 40 Comuni hanno aderito alla giornata pugliese (il 9 agosto) promossa da Villani. Oltre a Specchia, Bari (il sindaco Emiliano: “E’ un giusto riconoscimento ai nostri fratelli affinchè sul passato si costruisca il futuro”), Ruffano, Sogliano Cavour, Casarano, Taviano, Racale, Acquarica del Capo, Surbo, Spongano, Presicce, Castrignano dei Greci, Maglie, Tricase, Miggiano, Montesano Salentino, Patù, Tuglie, Matino, Castrignano del Capo, Monte Sant’Angelo, Corigliano d’Otranto, Torremaggiore, Castellaneta, Villafalletto, Ugento, Taurisano, Melissano, Nardò, Bitritto, Gagliano del Capo, Oria, Collepasso, Minervino di Lecce. Alessano, Salve, Tiggiano, Sannicandro, Corsano, Triggiano, Adelfia, Mesagne. 60 milioni di italiani sono sparsi in ogni angolo del mondo. Due i flussi più intensi: tra fine Ottocento e inizio Novecento (verso le Americhe, il “nuovo mondo”) e nel secondo dopoguerra (soprattutto in Europa). La Puglia è una delle Regioni col più alto tasso migratorio. Dalla Capitanata al Salento, paesi spopolati: per un paradosso della Storia, l’economia è retta dalle rimesse di chi ha lasciato la sua terra. Sacco e Vanzetti vittime del razzismo, “cani” (così li disprezzavano negli Usa che li ridusse a un pugno di cenere), sono stati i difensori dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo ma anche del libero pensiero: “La loro morte per mano della giustizia borghese dei dollari ha segnato le coscienze dei lavoratori di tutto il mondo”, ha aggiunto la maestra. Una parziale rivalutazione è venuta nel 1977 dal governatore del Massachussets Michael Dukakis, ma la loro innocenza, l’estraneità all’accusa, le prove fasulle, non sono state ancora riconosciute. Negli Usa la giustizia funziona all’italiana. Si chiedeva Manuel Scorza: “Chi difenderà i giusti dalla giustizia?”. 

Fonte: http://www.giornaledipuglia.com/2013/08/emigrazione-fernanda-sacco-non.html

venerdì 23 marzo 2012

Intervista Fernanda Sacco Al Giornale "Gli Altri"

Lucida, decisa, testarda. Fernanda Sacco è l’ultima rimasta, in Italia, della famiglia di Nick, l’anarchico italiano condannato a morte e ucciso dallo Stato del Massachussets nella notte tra 22 e 23 agosto 1927. Un’esecuzione ben più lunga dell’elettricità scaricata dalla sedia del penitenziario di Charlestown; un’esecuzione durata 7 anni, consumata all’interno di un processo che batté il martello anche sulla corruttela della giustizia statunitense, e che lacerò fisicamente due uomini ingiustamente accusati di essere rapinatori ed assassini (con Nicola Sacco, ovviamente, Bartolomeo Vanzetti). E che, al contrario, erano semplicemente anarchici. E Italiani. Fernanda non ha mai conosciuto lo zio di cui porta il nome (perché il vero nome dell’anarchico foggiano era Ferdinando), ma non si arrende allo sfilacciamento della sua memoria, della sua etica rigorosa, del suo sacrificio ideale e non cercato. Nel 2007, in occasione dell’80mo anniversario della morte di Nick, con l’ex sindaco di Torremaggiore, Matteo Marolla, ha messo in piedi l’Associazione Sacco e Vanzetti, che annualmente cura l’ospitalità di scuole e gruppi che vogliono mettersi sulle tracce dei due anarchici.

Fernanda Sacco, Nicola Sacco e Torremaggiore. Quali i tuoi ricordi?
Dello zio ho ricordi indiretti. Sono nata dopo la sua morte, per altro avvenuta dopo anni di emigrazione negli Stati Uniti. Zio Ferdinando andò via da Torremaggiore neppure diciottenne. Era il 1908 e, sebbene in queste terre la povertà fosse tanta e l’arretratezza ancor più marcata, la sua famiglia di provenienza era tutto sommato in discrete condizioni economiche. Era infatti, quella dei nonni, una casa di produttori agricoli, con buon radicamento nel settore dell’olio extravergine d’oliva e del vino. Malgrado ciò, fu lui a decidere di tentare l’America, di migrare come un uccellino fragile verso quella Grande Nazione che, vista da qui, pareva un miraggio di ricchezza ed arricchimento. E dove, invece, piangerà amaramente, fino alla morte. Io mi glorio di portare il suo nome. Lo volle mio papà Sabino, fratello di Ferdinando.

Le sue speranze andarono deluse…
Zio Ferdinando era emigrato in America per lavorare. La verità gli si schiuse presto in faccia come un fiore appassito. L’America non era bella, né scintillante, era foriera, anzi di povertà e poveri. I cotillon erano riservati a pochissimi privilegiati. E questi privilegiati non erano mai stranieri. Per loro c’era il ghetto, l’emarginazione, il lavoro senza condizioni e senza protezioni. Lo zio raccontava le storture evidentemente razziste, delle derive anti italiane, quando si affiggevano cartelli di proibizione di fittare casa ai nostri compatrioti. Nel 1916, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, fu chiamato alle armi. Come molti anarchici (e come Bartolomeo Vanzetti, che nel frattempo aveva preso a frequentare), scelse la diserzione e scappò in Messico. A ritorno nel Massachussets, di fatto, firmò una prima parte della sua condanna a morte, essendo stato inserito nella lista dei sovversivi. Lista, in cui figurava anche Andrea Salsedo, volato da una finestra del commissariato di New York il 3 maggio 1920.

Il processo fu lungo, l’esecuzione ingenerò un vespaio di polemiche. Ma in Italia, fu silenziato tutto.
La nostra famiglia era ed è una famiglia di convinta ideologia socialista. Di quel socialismo puro che ha fatto di Matteotti, per esempio, uno dei primi bersagli dello squadrismo. Quando l’urna con le ceneri di zio Ferdinando, mischiate con quelle di Vanzetti, giunse a Torremaggiore il 15 ottobre del 1927, i gerarchi locali disposero misure restrittive eccezionali [le ceneri arrivarono in convoglio ferroviario a San Severo, prima di essere traslate su un carro e ricondotte a Torremaggiore. Quello stesso giorno arrivarono in paese, per monitorare la situazione, due camion pieni di poliziotti. Si racconta, nella cronaca tramandata e nei ricordi di qualche anziano, che il silenzio in paese era ai limiti dell’irrealtà, ndR]. Ordinarono che i parenti non fossero presenti alle esequie. Al camposanto poté accedere solo papà, che, come detto, di nome faceva Sabino ed era fratello di Nicola, scortato da un manipolo di poliziotti. Per zio Nicola, il fascismo non voleva la damnatio memoriae. Peggio, mirava alla sua rimozione mediante silenzio ed anonimato. Basti pensare che, sulla sua modesta tomba, ci fu impedito di scriverne il nome. Questo, secondo i loro calcoli, avrebbe scoraggiato le celebrazioni politiche, ben sapendo che la partecipazione del paese al dolore della famiglia non era semplicemente affettiva, ma anche politica. E infatti, per l’intero Ventennio, ogni anno, per in occasione della ricorrenza del primo maggio, qualcuno gabbava il Regime e, nottetempo, deponeva sulla tomba di zio Nicola un mazzo di fiori rossi.

Una memoria controversa…
Una non memoria, direi. Zio Nicola era un uomo buono. Per lui l’anarchia non erano le bombe, come qualcuno volle far credere. Non era un rapinatore e tantomeno un assassino. Zio Nicola era un giusto, credeva nell’uguaglianza sentendola nel profondo. La prevaricazione dell’uomo sull’uomo: ecco che cosa odiava. Dunque, lo sfruttamento, i diritti negati, la guerra. Di questo portato, oggi, resta poco o nulla. Per oltre vent’anni, e questo ben dopo il fascismo, ho fatto la spola tra le varie amministrazioni di Torremaggiore. Volevo un posticino nel camposanto, un metro, 50 centimetri, per dare allo zio quel riconoscimento che non gli è spettato in vita. Soltanto nel 1998, l’allora sindaco Matteo Marolla accolse la mia proposta. Il Comune di Torremaggiore riconobbe il suo figlio lontano. Il 14 novembre inaugurammo un monumento che, oggi, è all’ingresso del cimitero, con su impresse le parole con cui, nel 1977, Michael Dukakis, governatore del Massachussets, riabilitava la memoria di Sacco e Vanzetti.

Fernanda perché, oggi, Sacco dovrebbe essere un esempio?
Guardo alle nuove generazioni. Con la scusa della crisi, si sta facendo strage di giovani. La ribellione di zio Ferdinando, di Nick, di Nicola Sacco, può e deve diventare la ribellione dei giovani. Come lui, loro devono ritrovare il senso della collettività, l’appartenenza comune, la forza della morale e dell’ideale. Uscire dalla logica imposta e coercitiva della competizione a tutti i costi. I potenti hanno fatto credere loro nella cannibalizzazione l’un dell’altro come nell’unica forma possibile di interazione sociale, di riuscita. Hanno dipinto un mondo a tinte fosche, cupo, in cui la sodomizzazione della partecipazione collettiva sia la strada che porta a diventare uomini. Ecco i ragazzi prendano in mano i pennelli e ridipingano questo scenario a modo loro.

Hai visitato i luoghi che furono di zio Nick?
Si. Nel 2006, dopo diverso tempo e tante remore vinte, sono partita per gli Stati Uniti. Le emozioni sono state fortissime: dolore lancinante, delusione, rabbia. Tanti sentimenti contrapposti l’uno all’altro. Quel viaggio mi condusse all’interno dell’aula del Tribunale di Dedham dove furono alla sbarra zio Ferdinando e Bartolomeo Vanzetti. Sedetti nella posizione che fu di Nick; negli occhi le immagini che dovettero essere le sue immagini; la prospettiva che dovette essere la sua prospettiva. Infine, anche se per il breve volgere di qualche attimo, stetti sulla sedia del giudice corrotto Webster Thayer. Sono stata male per due giorni, le parole si spezzavano in gola, avevo un groppo grande così. Vivendo sui passi di zio Nick, percorrendo le sue vie, impattando contro Bridgewater, contro le strade dove s’era consumata la rapina di cui lui e Bart sono stati accusati, mi sono sentita come in una centrifuga delle emozioni, sballottata dappertutto.

Ora, come tu stessa hai detto, Nicola Sacco ha un suo monumento (la base, a forma della prua di una nave, con bassorilievi – sulla facciata – del castello di Torremaggiore e – sul retro – della statua della Libertà, sorregge un obelisco nero rettangolare con su impresse le parole di Dukakis), un suo riconoscimento fisico. Per deporre fiori sulla tomba non occorre più scavalcare di nascosto il muro di cinta. La sua storia circola per l’Italia e per il mondo come un esempio fulgido d’impegno. A Torremaggiore, nel paese dove Nick è nato e da cui è partito, cos’è rimasto?
(ride amaramente) E’ rimasto il monumento. Qui, proprio qui, dal punto in cui è iniziato il cammino dello zio verso la fine, c’è un ricordo vacuo e distratto. A lungo dimenticato dalla politica, snobbato dalle scuole e con pochi appigli nella società civile. Soltanto poche volte succede di trovare un fiore o un lumino dove riposano le sue ceneri; la sua casa natale, fuori da cui è stata, qualche anno fa, affissa anche una targa, è vuota ed in vendita. Nessuno ha mai pensato di acquistarla, men che meno le amministrazioni. La memoria di Sacco nel paese di Sacco è polverizzata. Ogni anno, con l’associazione, proviamo a rinverdirla in occasione del “Sacco e Vanzetti Memorial Day”. Mi rendo conto che non è molto, ma è uno strumento non tanto per consumare la celebrazione di un evento, quanto più per perpetuare ciò supera la temporaneità della vita terrena per imprimersi nell’eternità: le idee, l’insegnamento.

Piero Ferrante
Gli Altri
23 Marzo 2012

martedì 6 marzo 2012

I Giovani Di Nick. Fernanda Sacco: “Ma Torremaggiore S’è Dimenticata Di Lui”


Torremaggiore – “TORREMAGGIORE è vacua, spenta, disinteressata. Ma il ricordo di zio Nicola rivive in questi ragazzi”. Fernanda Sacco è l’ultima rimasta di una famiglia numerosa, troncata dal tempo e dal dolore, eppure mai prona. Quarant’anni di insegnamento elementare, dopo essere entrata nella scuola che ne aveva appena 21, e quel cognome così diffuso nel Tavoliere eppure così benedettamente oberoso: Sacco. Come Nick, meglio Nicola, meglio Ferdinando Nicola, inchiodato alla croce della morte da una giustizia sbarazzina e corrotta in una notte agostana del lontano 1927.

IL FILM. Dell’anarchico pugliese, eternificato da Riccardo Cucciola (nel film ‘Sacco e Vanzetti’, anno 1971, regia Giuliano Montaldo. Cucciolla vinse la palma d’oro del Festival di Cannes come miglior attore. Gian Maria Volonté, invece, prestò il volto a Bartolomeo Vanzetti), Fernanda è la nipote (era suo zio, fratello da parte paterna, come rivela il cognome) e custode della memoria. Per ricordare, insieme, l’uomo e l’idea, con l’ex sindaco Matteo Marolla ed un gruppo di volontari, nel 2007 tirò su l’Associazione Sacco e Vanzetti. Quella che, oggi, funge da sistema centrale per l’organizzazione del ‘Sacco e Vanzetti Memorial Day’ e punto d’irradiazione per la diffusione del credere di Nick.

L’ASSOCIAZIONE, LA DIMORA. Un nucleo più forte dei monsoni della crisi, piantato nel cuore del centro storico del paese dell’alto Tavoliere, a pochi passi dal Castello ducale ed altrettanti dal Duomo e dal Comune, che, oggi, ha schiuso le porte ad una ventina di studenti dell’Istituto Einaudi di Foggia. Una giornata satura d’emozioni, impregnata di passione addirittura fino alle lacrime. Il castello, l’associazione, la casa natale di Nick, ammodernata e imborghesita, poco novecentesca, disturbata da un cartello di ‘vendesi’ che la dice lunga. “Mai – spiega a Stato la Sacco – abbiamo registrato la volontà da parte dell’amministrazione comunale di acquistare o rivalutare la casa”. Che, dunque, è ufficialmente all’asta della storia. Evidentemente poco golosa, se è vero, come ci spiega Michele Ametta, altro esponente dell’Associazione, che la dimora è sempre chiusa e nessuno, in paese, sa granché sui suoi proprietari.

L’OBELISCO. “Voglio raccontarvi una storia – racconta Fernanda ai ragazzi – Voglio raccontarvi di quando mio zio, per ordine del fascismo, non poteva avere neppure una foto sulla lapide. Voglio raccontarvi di quando, di straforo, ogni primo maggio qualcuno scavalcava il muro di recinzione per depositare un mazzo di fiori rossi. Voglio raccontarvi di Torremaggiore, e di vent’anni in cui ho pregato le amministrazioni di concedermi 50 cm per una nuova sepoltura per zio Nicola, riuscendoci solo grazie a Matteo Marolla”. Gli occhi le si fanno lucidi. Su Fernanda pendono delusioni e sconfitte. Un paese che ha cercato di affossare la memoria di un concittadino. Alle sue spalle, mentre recita il copione del ricordo, l’obelisco nero che recita l’assioma del perdono del Governatore del Massachusset Michael Dukakis. Quello che la Nazione più potente del mondo invoca alle famiglie dei due italiani. “Dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e dei discendenti e dal nome dello stato del Massachussets”.

“L’insegnamento della vita di mio zio è un qualcosa che ha ancora un fortissimo senso diffondere”, chiosa, a cappello. Poi sono abbracci, emozione, generazioni di diversi che Ferdinando Nicola Sacco, inconsapevolmente, ha unito.

p.f.
riproduzione riservata

domenica 28 novembre 2010

“Fu Una Vera E Propria Guerra Di Invasione”

Il processo di costruzione dell’Italia unita e la mortificazione delle energie del Mezzogiorno

Sin dall’inizio l’Attacco, prima ancora che diventasse anche un fenomeno di costume, ha messo in evidenza l’eccezionalità di Terroni e la singolarità del suo autore: Il mondo prima e dopo Pino Aprile, insomma. Aprile, dopo il libro, ascoltandola, una frase rimbomba: perché riservarono a noi del Sud tanto odio? La disistima, la non considerazione dei meridionali come esseri umani, “mandrie” o peggio “cadaveri infetti con cui andare a letto”. Così sterminarci era un’opera di bene o quasi. Ciò che non avevano previsto in Piemonte fu il brigantaggio, la rivolta, ciò che lo stesso Garibaldi definiva “un problema sociale”, lo si volle affrontare con una violenza senza precedenti. Lei ha messo in evidenza l’orrore degli eventi, che già all’epoca – come sottolinea – fu notato dagli altri stati europei, Regno Unito in testa. Cosa accadde? Tutti gli ambasciatori protestarono con forza, non si poteva tollerare in seno all’Europa quanto si stava commettendo, ci furono sedute alla Camera dei Comuni, le proteste “violente” di Napoleone III, ma niente fece desistere. Fin dall’inizio volevano farci colonia e lo siamo tutt’ora, pensi alla carenza di infrastrutture, a quanto si spende per il Sud e quanto per il Nord. Viene da chiedersi, dunque, ma l’Italia poteva essere unita diversamente? Si nei paesi pre-unitari si parlava di “fare l’Italia”, quanto noi subimmo fu una “guerra di invasione” vera e propria. Ci poteva essere un’altra “Unità”, a dimostrarlo è il caso Vandea, della Francia rivoluzionaria, dopo gli eccidi, a quelle popolazioni fu data l’occasione di ritrovarsi francesi, venendo messe nelle stesse, pari, condizioni di opportunità. Così non fu per il Regno delle Due Sicilie, i Savoia si trovarono a possederci. La realtà è che per loro l’Italia non poteva, ma doveva essere unita, il Piemonte aveva le casse vuote, era pieno di debiti e il modo migliore per sanarle, fu di rubare la ricchezza del Mezzogiorno d’Italia...

Il Sud Offeso E Violentato Visto Con Gli Occhi Dei Ragazzi Di Torremaggiore

Il tour di Terroni di Pino Aprile. Con un pubblico insolito...

A volte azioni compiute da singoli individui cambiano la storia, ne rappresentano i mutamenti, tratteggiano come in un dipinto quel determinato momento. Tutti ricordano quel cinese sparuto mettersi dinnanzi il carro armato a piazza Tien’anmen e da quell’evento, niente più come prima. Lo stesso vale - a livello culturale - per Pino Aprilee “Terroni, Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali”. Un titolo quanto mai esaustivo, che già spiega la trama, dal grande impatto comunicativo, che sta divenendo la coscienza di intere comunità e le radici (dimenticate). E col riappropriarsi della memoria, ci si scopre orgogliosi di ciò che eravamo, ancor più, coscienti di ciò che potremmo essere. Lo scorso mercoledì, a Torremaggiore, l’attiva Associazione Sacco e Vanzetti, presieduta da Matteo Marolla, portava Aprile a Torremaggiore, in una Sala del Trono quanto mai gremita. Presenti anche l’Assessore alla Cultura Padalinoe il Sindaco Vincenzo Ciancio, che ben focalizza la portata dell’evento: “Parlo da uomo del Sud, ora conosciamo e dovremo essere responsabili!”. Ma ad essere stretti attorno a “Terroni” e ad Aprile, con i libri in mano, c’era una intera comunità. Adulti, anziani, giovani, tanti giovanissimi, che si erano commossi e appassionati su quelle pagine lette. Preparandosi alla venuta del giornalista, scrittore, fattosi storico “per passione e curiosità”, come lui stesso confida a l’Attacco. Tra questi anche i ragazzi della Scuola Media “P. Pio”, da mesi leggono “Terroni”, fanno ricerche sul brigantaggio e analizzano criticamente i testi, producendo – e presentando – un lavoro multimediale a tema, coadiuvati dalla professoressa Luciana Tricarico. Sorprendente, qualcosa che certo non ti aspetti da ragazzini. A lavorarci tutta la 3a A, tra cui Mariarosaria Barrea, Antonio Monteleone, Mariachiara Celozzi, Federica Pensato, Cecilia Anna Palma Valente: “Che colpa abbiamo noi?”, “Terroni è stata come una ‘porta’ e ho pianto!”, “Aprile ci ha accresciuto la voglia di conoscere”. Così si esprimevano durante la presentazione, leggendo le proprie considerazioni. E le loro sensazioni erano quelle dell’intera sala. Aprile, un incredibile oratore, un mattatore, capace di far ridere, stupire, commuovere, tenere incollati per ore. E l’affetto, l’attenzione, della Capitanata, Pino lo sta pienamente ricambiando, tante, tantissime le sue venute in Provincia, in vetta alle classifiche. Prossimo appuntamento, il 3 dicembre, voluto dalla Città di San Severo e dal locale Rotary Club, dal Presidente Domenico Pietropaolo e dal direttivo. Convinto il patrocinio dell’Amministrazione targata Savino, che ospiterà il città l’incontro con l’autore presso il Cinema Cicolella. A l’Attacco, parlano i tanto giovani, quanto preparati studenti, così Mariarosaria, con sguardo limpido e intelligente: “Ho scoperto tante cose, che l’autore ha volutamente estremizzato e le ha rese crude, mi hanno colpito! Ma io credo che l’Unità d’Italia sia una cosa importate”. Da spalla, le fa Cecilia, stessa età, stessi occhi vispi: “A me il libro ha colpito, ma sono cose che già sapevo, i miei mi avevano raccontato. Quella di Aprile è stata una ricerca di verità!”. Aggiunge Federica a l’Attacco: “Un impatto duro quello col libro Terroni, che mandava in frantumi tante certezze che avevo acquisito a scuola. Ma credo che anche noi abbiamo bisogno del Nord e l’Unità sia fondamentale”. Prosegue l’energica Mariachiara: “Leggendo quanto Aprile scrive, io ho rabbrividito, il senso di commozione è stato comune in tutti noi, quello col Nord, per unire l’Italia, non è stato uno scambio equo!”. E Antonio, a l’Attacco conclude, ben rappresentando tutti in sala: “Mi fa rabbia tutto quello che ho appreso, sono dovuti passare 150 anni per venire a conoscenza di quanto realmente era accaduto con l’Unità d’Italia, ma credo che sapere era importante, grazie Pino Aprile!”. Leggendo, ascoltando, Terroni fa venir voglia di fare qualcosa, di smuovere qualcosa (finalmente), di cambiare “le proprie stelle”, verrebbe da dire, parafrasando una celebre citazione. “Solo pensando all’oro (senza contare che i piemontesi rubavano persino le posate o tagliavano un orecchio per prendere un orecchino), quello può essere stimato in 15 miliardi di euro, una finanziaria, il doppio di quella su cui Tremonti ha difficoltà, i cui interessi vanno calcolati annualmente sull’orco di oltre un secolo. Solo una piccola parte di quanto ci devono. Per un uomo considerato non tale, ma ‘solo per quanto produce’, oltre 46.000 furono i soldati borbonici prigionieri, squagliati nella calce, nei primi campi di sterminio d’Europa – mette in evidenza lo studioso e giornalista durante la serata – e 1.000 è un numero che ci porta sfiga. Mille furono i soldati che fecero scomparire – trucidando e razziando la popolazione, violentando donne, anche ragazzine e, in gruppo – i paesini di Pontelandolfo e Casalduni. Quest’ultimo, da Foggia è lontano, fate lì un pellegrinaggio!”. Lentamente, flemmaticamente elenca i morti, li divide e compara per gli abitanti della cittadina di Torremaggiore, “1-2-3...sino ad arrivare a 45 volte”, stime attendibili, anche se Aprile preferisce citare ufficialmente “in difetto”, parlano di “oltre 700.000 morti, di cui il 46% uomini e regioni come la Calabria in cui 2/3 erano donne. Tre generazioni vissute senza papà, cresciute senza regole. Milioni di uomini costretti da lì in poi ad emigrare dall’orrore. A lasciare terre dove gli altri emigravano accettando, chi rimaneva, di essere ‘colonia interna’, braccia, forza lavoro o ‘teste’ da portare al Nord se serviva”. In sintesi “il Sud e le sue genti sono quello che sono stati fatti volutamente diventare”, in quanto il Mezzogiorno aspetta ancora che l’Unità d’Italia si compia, questa volta da Sud...

martedì 28 settembre 2010

Sacco & Vanzetti Vittime Innocenti Dell’Odio E Del Pregiudizio Razzista

Sabato 25 settembre a Friburgo, C. o. de pérolles (Bd de pérolles 68) , ore 18, conferenza su: “Sacco & Vanzetti vittime innocenti dell’odio e del pregiudizio razzista”

Il programma affida l’apertura della giornata a: Fernando Ardito ( vice-presidente della Colonia Libera italiana e membro del Comites VD-FR); Pierre-Alain Clément, Sindaco di Friburgo; Vincenzo Ciancio ( Sindaco di Torremaggiore); Grazia Tredanari ( Presidente del Comites VD-FR). A seguire alcune testimonianze di Matteo Marolla su “Cenni sulla storia dell’immigrazione italiana” e di Fernanda Sacco che parlerà dei “Miei ricordi di una tragedia familiare”.

Successivamente tavola rotonda coordinata da Giangi Cretti , con i parlamentari Gianni Farina e Claudio Micheloni , l’Assessore alla Regione Puglia, Elena Gentile, il presidente dell’Associazione Sacco & Vanzetti, Matteo Marolla.

Le conclusioni saranno svolte dal Presidente della Colonia Libera Italiana di Friburgo Nicolò Adamo e dal presidente del Comitato d’intesa di Friburgo Gianbattista Martuccio.

La manifestazione è rallegrata dalla degustazione di prodotti tipici di Torremaggiore.

Ingresso gratuito.

Realtà Nuova
Settembre 2010
www.realtanuova.eu

giovedì 26 agosto 2010

Associazione "Sacco E Vanzetti" Inaugurata Dall’On. Di Pietro

Per ricordare gli anarchici

TORREMAGGIORE - Inaugurata dall’on. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori l’Associazione “Sacco e Vanzetti”, nel giorno dell’83.mo anniversario della morte dei due anarchici giustiziati negli Stati Uniti per reati mai commessi. E proprio per onorare la memoria di coloro che sono diventati il simbolo della lotta alle ingiustizie e per contribuire così al movimento per l'abolizione della pena di morte che un gruppo di volenterosi di Torremaggiore, luogo di nascita di Nicola Sacco ha deciso di costituire un’associazione inaugurata da Di Pietro. «Sono molto onorato e orgoglioso di inaugurare questa associazione perchè quella di Sacco e Vanzetti è una storia, umana, politica e di libertà, pagata con la vita. Questo dimostra che a volte ci vuole il tempo per fare giustizia, ma la giustizia arriva», ha detto il leader dell’Idv.

Gazzetta Di Capitanata
26 Agosto 2010

sabato 21 agosto 2010

Di Pietro Al Memoriale Di Sacco E Vanzetti E Alla Veglia Per I Diritti Umani

TORREMAGGIORE - Il 23 agosto prossimo, nel piazzale Palma e Piacquadio di Torremaggiore, sarà celebrato il 'Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti memorial day'. Alla veglia per i Diritti Umani dedicata alla sottoscrizione di una Petizione per il rientro in Italia di Faith Aiworo, parteciperà anche Antonio Di Pietro. Alla veglia interverranno anche Arianna Ballotta, Presidente della Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte, Elena Gentile, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Puglia, Roberto Malini, co-presidente di Everyone, Orazio Schiavone, capogruppo alla Regione di Italia dei Valori, Michele Rizzi del PdAC, Mimmo Di Gioia , Presidente di LIBERA, Cesare Sangalli, coordinatore di Foggia di Amnesty International e il Sindaco di Torremaggiore Vincenzo Ciancio. Nel corso della Manifestazione Fernanda Sacco, nipote di Nicola Sacco e Presidente Onoraria dell'Associazione Sacco e Vanzetti, consegnerà all'on. Antonio Di Pietro un riconoscimento "Per il Suo Instancabile Impegno a Difesa dei Fondamentali Diritti alla Legalità e alla Giustizia".

Gazzetta Di Capitanata
21 Agosto 2010

martedì 17 agosto 2010

Sacco & Vanzetti Il 23 Memorial Day

Prevista una veglia per i diritti umani per sottoscrivere l'appello promosso da «Everyone»

TORREMAGGIORE - Il 23 agosto prossimo, nel piazzale Palma e Piacquadio di Torremaggiore, sarà celebrato il 'Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti memorial day', istituito con proclama dal governatore del Massachusetts, Nichael Dukakis, per ricordare, nell'anniversario della loro morte, le ingiuste condanne ed esecuzione dei due lavoratori italiani. L'iniziativa e della locale associazione 'Sacco & Vanzetti'; Sacco era originario di Torremaggiore. Quest'anno l'associazione ha deciso di ricordare Sacco e Vanzetti con una veglia per i diritti umani per sottoscrivere l'appello promosso da 'Everyone' e da Cgil, Cisl e Uil, rivolto al ministro degli Esteri e ai presidenti delle Camere, per il rientro in Italia di Faith Aiworo. Faith, scrive l'associazione, è una ragazza di 23 anni fuggita dalla Nigeria dopo aver ucciso accidentalmente il suo datore di lavoro che aveva tentato di violentarla. Giunta irregolarmente in Italia, non sarebbe stata informata del suo diritto ad avere asilo politico, dato che in Nigeria rischia la pena di morte. Alcuni giorni fa la ragazza avrebbe subito in Italia un altro tentativo di stupro e quando si è recata dalla polizia, poiché era senza documenti, è stata rimpatriata. In Nigeria Faith è stata arrestata ed è in attesa di essere impiccata. Durante la veglia è prevista una tavola rotonda sui diritti dei migranti e sul caso di Faith Aiworo, alla quale seguirà una fiaccolata per i diritti umani che si concluderà dinanzi al monumento a Sacco e Vanzetti nel cimitero di Torremaggiore.

Gazzetta Di Capitanata
Michele Toriaco
17 Agosto 2010

lunedì 9 agosto 2010

La Scampagnata Di Tonino Con Tanta Voglia Di Elezioni

A Montenero di Bisaccia la festa dell’Idv con tanti amici e il professor D’Alimonte. C’è anche la nipote di Sacco (giustiziato con Vanzetti nel 1927)


Con i piedi ben piazzati sul pozzo del nonno, il dito alla luna che s’affaccia sull’aia della masseria Di Pietro che brulica di un migliaio di amici venuti da tutta Italia, il concetto è ancora più chiaro: “La luna è bella, fa sognare, ma il pozzo è più importante. Quindi io sto con i piedi sul pozzo e lo difendo”.Il “pozzo” è il patrimonio di valori dell’Italia dei Valori, la “luna” i progetti belli ma impossibili di alleanze da destra a sinistra passando per il centro. Il “pozzo” è il voto subito. La “luna” tutto il resto di cui parlano Udc e Pd che Di Pietro neanche prende in considerazione. Ogni anno, da sempre, la prima domenica d’agosto, finita la trebbiatura, babbo Peppino e mamma Annina aprivano la masseria a chi aveva dato una mano per i raccolti. Era la festa degli amici. Oggi è la festa dell’amicizia del popolo dell’Idv. Arrivano con macchine e pullman, ognuno porta qualcosa da mangiare, una processione di odori, casseruole e ceste. Il federalismo più bello in bella mostra sui tavoli coperti di tovaglie di carta gialla. Gli onorevoli Zazzera e Belisario dalla Puglia con frise e casse di pomodori freschi da strusciare, Franco Grillini da Bologna con dieci chili di mortadella, Pedica dal basso Lazio con i prosciutti, Evangelisti da Massa-Carrara con casse di bianco di Candia. Cristina Scaletti, il medico specialista in malattie rare diventata assessore alla Cultura della Regione Toscana che farebbe invidia alla valanga rosa del Cavaliere a Tor Crescenza, una sfilata di porchette che neanche alla feste dell’Unita.«Siamo una moltitudine, alle feste dell’Unità se lo sognano – dice Tonino – io sono molto grato a quelle feste dell’Unita – aggiunge - lì c’era il cuore vero di un popolo e di ‘un’idea di partito”. Una festa privata. Una festa antica. Arriva Gennaro Sassano, il barbiere di Tonino, si salutano strapazzandosi testa e capelli: “Ueh Gennà…”, “Ueh Tonì”.Gennaro non ci ha mai provato: “Né riporto, né trapianto, né tinta, Tonino non ne ha bisogno”. Si fa avanti Maria Ferdinanda Sacco, l’ultima nipote di Nicola Sacco, l’operaio anarchico italiano condannato a morte negli Stati Uniti con Bartolomeo Vanzetti nel 1927 per un omicidio mai commesso. Maria ha 78 anni e a Torremaggiore (Foggia) ha aperto la sede dell’associazione.“ Ci ho messo anche la sede dell’Italia dei valori – dice - perché è l’unico partito che difende quella giustizia che mio zio non ha mai avuto”.Lungo il vialetto s’avanza un signore distinto, Roberto D’Alimonte, il professore studioso di flussi elettorali le cui analisi sono state nelle ultime ore il primo altolà a Berlusconi e alla frenesia del voto subito. Di Pietro e il professore si presentano e si salutano. Una prima volta. Una curiosità reciproca. Bella serata. Bel clima. Sessanta tavolate s’allungano sui prati, 1.300 posti a sedere. Dal palchetto musica italiana, Mina, Bertè, i Cugini di Campagna, mescolata al country, Gloria Gaynor e Cat Stevens Vigila, sulla sinistra della casa, il trattore nuovo, rosso fiammante, il balocco di Tonino. La casa è aperta a tutti, due piani, bianca, anche i pavimenti in pietra, la terrazza affacciata sulla valle, gli attrezzi della campagna al posto di quadri e arazzi. Tor Crescenza, l’ultima residenza di Berlusconi lungo la Flaminia a Roma, contro la masseria Di Pietro: il bianco e il nero. Di là il castello con i merli, la torre, i cartelli che avvisano del pericolo, la fortezza a prova di teleobiettivi e curiosi per proteggere il sovrano e le sue ancelle, le portate misurate e a prova di colesterolo. Qua neppure c’è il cancello, Tonino in sandali e polo bianca che non sta nella pelle, saluta e abbraccia tutti e balla “ropopo-ropopo”. E se la ride. C’è la coda per giocare a calcio balilla. Coda anche per andare in bagno, e lui apre quello di camera sua. I figli Anna, Totò e Cristiano e la moglie Susanna che lavorano come pazzi. Aggiungi un posto a tavola. Mangiate e bevete. “Stasera non vi parlerò di politica” dice sempre con i piedi sul pozzo. E poi, però.“Dì qualcosa di sinistra…” gli chiedono.“Noi qui tutti avevamo una cavalla, la iumentina, che per addomesticarla ce ne voleva però alla fine era nostra, riconosceva la padronale e solo quella…”. La iumetina è questa gente, cresciuta intorno a un progetto, a quello solo.“ Voglio dire che se arriva Rutelli e compagnia bella e pensano di montarci sopra alla nostra iumentina, sappiano che li aspetta un capitombolo…”. No al governo tecnico, al Cnl di cui parla il Pd, sì al voto il prima possibile.“Perché – spiega - Fini non andrà mai con una coalizione di sinistra. Perché se so che votiamo ora, subito, una legge elettorale diversa, ci sto. Ma non sarà così. Quel poco del Pd che è rimasto faccia quello che vuole che al popolo del Pd ci pensiamo noi”. Massimo, laggiù ai tavoli, dà il via. Si mangia.“Potete entrare al buffet da destra e da sinistra. Al centro no, ci passiamo e basta. E poi, avete visto: ci abbiamo messo gli spiedini”. Buoni solo da mangiare.

Claudia Fusani
L'Unità
8 Agosto 2010

domenica 25 ottobre 2009

Lontani Da Casa Ma Con La Puglia Nel Cuore

Al teatro del Fuoco a Foggia il consiglio generale dei pugliesi nel mondo

Eccoli, i pugliesi nel mondo. Quelli che si sono lasciati alle spalle le storie di miserie e povertà che hanno costretto i loro genitori a lasciare le loro (e nostre) terre per costruirsi un’altra vita altrove. Spesso migliore e piena di possibilità. Negli Stati Uniti, in Canada e Australia, oppure nord Europa, sono ancora così pieni di amore per l’Italia da conoscere almeno un po’ la lingua e forse un po’ più i dialetti. I rappresentanti dei pugliesi nel mondo, riuniti nel Consiglio generale dei pugliesi nel mondo, un organo della Regione Puglia, si sono ritrovati l’altra sera al teatro del Fuoco a Foggia, per la consegna dei Premi Puglia 2009, attribuiti a pugliesi o discendenti di pugliesi che si siano distinti all’estero nei loro campi di attività. Uno degli impegni di Elena Gentile, assessore alle politiche per le migrazioni, quello di ricucire i rapporti di una comunità che conta migliaia di esponenti in tutto il mondo e di far emergere le eccellenze di chi conduce una vita lontano da casa. Sul palco sono saliti Patrizia Tishia Sasha Carruozzo, australiana di Adelaide, genitori originari di Castelluccio Valmaggiore, impegnata come attrice e in radio a valorizzare la cultura italiana, con un’attenzione particolare per le comunità pugliesi. Daniele Stea ha ritirato il premio al posto del padre Baldassarre, nato ad Adelfia e residente a Tucson in Arizona, dove oltre a essere primario del reparto di radiologia e oncologia, e anche docente universitario. Il giovane si è cimentato nella lettura in italiano di un messaggio del padre. Non ha avuto bisogno di supporti naturalmente Francesco Draisci, architetto poco più che quarantenne, da anni oramai a Londra con la sua famiglia e con i suoi fratelli, mentre mamma e papà sono rimasti a Cerignola: «lasciate andare i vostri figli - ha detto al pubblico il giovane architetto - se non riescono ad esprimere qui la loro creatività, le loro potenzialità». Ha toccato un tasto dolente, Draisci, quello della necessità di emigrare ancora, oggi come cento anni fa, senza valigie di cartone ma con una testa piene di idee che qui non si riescono a far crescere. Premiata anche l’immunologa Adele Caterino de Araujo, brasiliana di origini coratine e l’artista cerignolano Michele Loconte. Un riconoscimento alla memoria a Elvira Catello Perrini, nata a Locorondo nel 1888, morta a New York nel 1979, pacifista e anarchica. Il premio è stato ritirato dal figlio Elio. Anarchica come Nicola Sacco di Torremaggiore, bruciato dalla sedia elettrica, premio alla memoria. C’era la nipote Maria Fernanda Sacco, ancora residente a Torremaggiore, che non ha voluto ritirare il premio consegnatole da un assessore dell’attuale amministrazione del piccolo centro ma che lo ha accettato dall’attore Michele Placido in nome dell’associazione che porta il nome dello zio e «sostiene in tutto il mondo gli ideali della pace e contro la pena di morte». Premio alla memoria anche per Matteo Salvatore, ricordato dal gruppo di Apricena «I Giroller», che si sono esibiti insieme all’orchestra di fiati «Leonard Falcone Brass Quintet».

Stefania Labella
La Gazzetta Del Mezzogiorno
25 Ottobre 2009

domenica 23 agosto 2009

Una Serata Per Ricordare Sacco E Vanzetti

OTTANTADUE ANNI FA I DUE ANARCHICI ITALIANI FURONO GIUSTIZIATI NEGLI STATI UNITI

PISTOIA - In occasione dell’ottantaduesimo anniversario della morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici italiani giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 negli Stati Uniti, venerdì 21 agosto alle 21 nel giardino della caffetteria del Museo Marino Marini si terrà la presentazione del libro “Sotto un cielo stellato” di Lorenzo Tibaldo (Edizioni Claudiana, Torino 2008). All’iniziativa interverranno Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza, Lorenzo Tibaldo, autore del volume e l'Associazione Sacco e Vanzetti. Durante la serata saranno eseguiti brani musicali e letture delle lettere di Sacco e Vanzetti dal carcere, a cura di Fabio e Ruggero Giannelli. Nel testo lo scrittore ricorda la drammatica vicenda di Sacco e Vanzetti, ricostruita con l’ausilio di fonti inedite che contribuiscono a delineare compiutamente il quadro storico dell’America di quegli anni, il processo-farsa e il significato che la tragedia dei due amici assunse nella memoria collettiva. Accanto ai temi dell’emigrazione, del razzismo, dell’intolleranza politica e della pena di morte, senza dimenticare la posizione di Mussolini e del fascismo, Tibaldo fa emergere, con un’attenta analisi delle lettere, le personalità dei due anarchici: i loro affetti, le speranze, i timori e la determinazione a difendere fino in fondo la propria innocenza e le proprie idee. Nel 1977, cinquant’anni dopo la loro morte, Michael Dukakis, governatore dello stato del Massachussets, riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria dei due italiani.

Il Tirreno – Pistoia
20 Agosto 2009

Pistoia Ricorda Sacco E Vanzetti

MEMORIA GIUSTIZIATI NEGLI USA NEL 1927

PISTOIA - ricorda Sacco e Vanzetti in occasione dell’ottantaduesimo anniversario della morte dei due anarchici italiani, giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, negli Stati Uniti, con l’accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio «Slater and Morrill». Venerdì alle 21 nel giardino della caffetteria del Museo Marino Marini si terrà la presentazione del libro «Sotto un cielo stellato», di Lorenzo Tibaldo (Edizioni Claudiana, Torino 2008). Interverranno Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza, l’autore del volume e l'Associazione Sacco e Vanzetti. Durante la serata saranno eseguiti brani musicali e letture delle lettere di Sacco e Vanzetti dal carcere, a cura di Fabio e Ruggero Giannelli. Nel testo Tibaldo ricorda la drammatica vicenda di Sacco e Vanzetti, ricostruita attraverso fonti inedite che contribuiscono a delineare il quadro storico dell’America di quegli anni, il processo-farsa e il significato che la tragedia dei due amici assunse nella memoria collettiva. Accanto ai temi dell’emigrazione, del razzismo, dell’intolleranza politica e della pena di morte, senza dimenticare la posizione di Mussolini e del fascismo, Tibaldo fa emergere, con un’attenta analisi delle lettere, le personalità dei due anarchici: i loro affetti, le speranze, i timori e la determinazione a difendere fino in fondo la propria innocenza e le proprie idee. Nel 1977, cinquant’anni dopo la loro morte, Michael Dukakis, governatore dello stato del Massachussets, riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria dei due italiani. L’iniziativa, che fa parte di «Un anno per far vivere la Memoria», è organizzata dal Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane del Comune e dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti arrivarono negli Stati Uniti nel 1908, senza conoscersi tra loro: Sacco aveva 17 anni, Vanzetti venti. Cercarono di cavarsela come molti immigrati, dedicandosi a tanti lavori. Si conobbero nel 1916, l’anno in cui Vanzetti guidò uno sciopero di operai, ed entrarono a far parte di un gruppo anarchico: vennero inseriti in una lista di sovversivi e spiati dalle autorità americane. Arrestati nel 1920 prima di un comizio organizzato per chiedere giustizia dopo la morte di un loro amico precipitato da un palazzo del ministero della giustizia, vennero accusati tra l’altro anche di aver ucciso il cassiere di una ditta e una guardia giurata nel corso di una rapina. Un’accusa che fin dall’inizio portò con sé troppe ombre. A nulla servirono — secondo la ricostruzione fatta da Wikipedia — la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros, che scagiovana i due, né la campagna in loro difesa messa in campo di numerosi intellettuali.

La Nazione – Pistoia
19 Agosto 2009

venerdì 7 agosto 2009

La Presidente Onoraria Salutata A Riccione Dal Sindaco Pironi


Sacco e Vanzetti, un’erede in vacanza a Riccione

Il sindaco incontra Fernanda, ultima nipote di Nicola Sacco, ingiustamente condannato a morte

Riccione – Fernanda, ultima nipote Nicola Sacco, sta passando le sue vacanze a Riccione e venerdì sera ha ricevuto la visita del sindaco Massimo Pironi. Sacco e Vanzetti, due cognomi tristemente famosi, uno degli errori giudiziari più clamorosi della storia moderna. Qualche giorno fa in Comune è giunta una lettera su carta intestata dell’hotel Garden di Riccione, di felicitazioni al neo sindaco, firmata da Fernanda Sacco, nipote di Nicola, ingiustamente condannato alla sedia elettrica assieme al connazionale Bartolomeo Vanzetti a Charlestown il 23 agosto 1927. Così il sindaco si è presentato all’hotel Garden per stringere la mano alla signora Fernanda, che ha subito saputo dell’esistenza della piazza intitolata allo zio e a Vanzetti e l’ha voluta visitare.

Corriere di Riccione
Domenica 26 luglio 2009

lunedì 23 marzo 2009

La Nipote Di Nicola Sacco "Una Pagina Nera Per La Città"


Una “pagina nera” per Torremaggiore nel giorno del gemellaggio della città con Villafalletto in onore di Sacco e Vanzetti: così la pensa la nipote di Nicola Sacco che scrive una lettera aperta al sindaco Alcide Di Pumpo accusandolo di “prepotenza” per aver deciso di non coinvolgere e rappresentare anche e soprattutto lei e l’Associazione “Sacco & Vanzetti” (di cui è presidentessa onoraria) nel programma della manifestazione dei giorni scorsi. Poche parole ma taglienti come il freddo di questa pazza primavera, quelle usate da Maria Fernanda Sacco, maestra elementare in pensione: «Come vedi non sono andata a nascondermi, come volevi. Per il gemellaggio, con la tua solita prepotenza hai voluto scartare me e l’Associazione che rappresento. E’ stato un boccone amaro da ingoiare». L’esclusione a dire il vero clamorosa e ingiustificabile, ha lasciato il segno: «Sai perché noi non potevamo partecipare al gemellaggio? Perché - prosegue la nipote di Sacco - la nostra Associazione è fondata su altri valori come pace, giustizia, libertà, unità, amore per il prossimo, tutti lontani dalla tua ideologia nefasta e persecutrice».

Michele Toriaco
La Gazzetta Di Capitanata

Di Pumpo Dimentica Gli Unici Nipoti Di Sacco E Vanzetti. Uno Scandalo!


Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono condannati alla sedia elettrica nel lontano 1927, giustiziati per un omicidio che non avevano commesso. Sacco e Vanzetti sono entrati nell’immaginario collettivo come protagonisti di una terribile ingiustizia perpetrata ai loro danni. Come molti sanno, Sacco era nato a Torremaggiore e Vanzetti a Villafalletto, un piccolo comune della provincia di Cuneo. Sabato Torremaggiore si fermerà per ricordarli e per rinnovare il gemellaggio con il paese piemontese, ma c’è un ma… L’insegnante Maria Fernanda Sacco e l’Associazione “Sacco e Vanzetti” non presenzieranno alla cerimonia di gemellaggio tra i Comuni di Torremaggiore e Villafalletto. Questo gemellaggio tra le due città, storicamente legate l’una all’altra, nasce in nome dei due anarchici uccisi a Charlestown negli States. “Con grande entusiasmo e di vero cuore l’Associazione avrebbe voluto contribuire al pieno successo della manifestazione – ha spiegato a l’Attacco, il Presidente Matteo Marolla -, se nella sua promozione e nella sua organizzazione ci fosse stato quantomeno il preventivo coinvolgimento (e l’adeguato riconoscimento nel programma) del ruolo fondamentale dei nipoti viventi dei due martiri. Maria Fernanda Sacco e Giovanni Vanzetti sono i testimoni viventi della memoria di una triste vicenda che ha segnato la storia del XX secolo e che è diventata per l’umanità intera il simbolo della lotta degli umili contro l’arroganza del Potere, contro l’ingiustizia, contro la sopraffazione e l’intolleranza”. In un comunicato l’Associazione spiega i motivi che hanno portato alla decisione di non presenziare all’evento di sabato: “Le loro città di origine nell’occasione del gemellaggio nel nome dei loro congiunti dovevano riservare loro il posto d’onore (così come è sempre stato nel passato), perché la Grande Storia dell’Umanità, quella fatta da coloro che da sempre hanno combattuto per l’uguaglianza, la giustizia, il bene comune e l’emancipazione dei popoli, questo ha riconosciuto ai loro cari. Invece abbiamo assistito dapprima al maldestro tentativo di ignorare completamente sia i parenti che l’Associazione ed in seguito ad un ravvedimento “forzato”, molto tardivo, che ha portato a notificare gli inviti, a programma fatto, e solo grazie alle forti pressioni di chi ha sentito il dovere di evitare un nuovo grave atto di intolleranza. Non a caso nel fitto programma è stato omesso l’atto più doveroso: l’onore al Monumento a Sacco e Vanzetti nel Cimitero Comunale, meta continua di visita e di omaggio da parte di studiosi, di cultori, di giovani e di veri democratici. Ci auguriamo che nel prossimo futuro delle due città gemellate si faccia tesoro anche di questa esperienza, affinché non si verifichino mai più episodi di discriminazione e di intolleranza”. Marolla ha esposto a l’Attacco tutto il suo sdegno per quanto successo, non risparmiando critiche al primo cittadino di Torremaggiore, Alcide Di Pumpo: “E’ un piccolo sindaco presuntuoso. Vuole brillare solo lui come se fosse l’unica stella nel firmamento”. Un fatto spiacevole insomma, che lascia l’amaro in bocca all’Associazione e soprattutto alla signora Fernanda. In passato, di manifestazioni in onore del suo illustre parente ce ne sono state. Molte delle quali fuori dalle mura cittadine, come a dire, “nessuno è profeta in patria”. In passato, ci furono eventi e commemorazioni. L’Associazione è attiva da due anni, fondata dalla nipote di Sacco, ed è stata protagonista di numerose manifestazioni tra il 2007 e il 2008. Quest’esclusione lascia sgomenti. L’Attacco ha sentito Fernanda Sacco: “Siamo esterrefatti e addolorati, sia io sia Bartolomeo Vanzetti. Non ci hanno invitato, eppure siamo gli ultimi nipoti in vita. Fino a una settimana fa non ci hanno calcolato, poi il sindaco ha fatto un po’ marcia indietro ma troppo tardi, dimostrando tra l’altro di essersi rifiutato di firmare l’invito a suo tempo. Se accettassimo, verremmo trattati come qualsiasi altra Associazione. Noi che da anni rendiamo omaggio a Sacco e Vanzetti. Verranno tanti estranei, gente invitata dal sindaco e noi, che siamo gli unici parenti, non ci saremo. Assurdo. Addirittura non è nemmeno prevista una visita al cimitero per commemorare Nicola Sacco. Niente. La verità – continua Fernanda -, è che al sindaco non gliene frega niente di Sacco e Vanzetti. Ne fa solo una questione politica. Nella sua vita non ha fatto altro che cambiare continuamente passando dall’udeur fino alla destra estrema. In paese lui e la sua famiglia sono conosciuti come “gli infamoni”.

Francesco Pesante
L'Attacco

venerdì 20 marzo 2009

Sacco E Vanzetti Gaffe E Polemiche Per Le Celebrazioni


Una gaffe involontaria oppure una scelta discriminatoria premeditata da parte dell’amministrazione comunale? La domanda se la sono posta con un misto di rabbia e amarezza sia la presidentessa onoraria Maria Fernanda Sacco e sia il presidente Matteo Marolla dell’Associazione “Sacco & Vanzetti” che non è rappresentata nel programma ideato e curato dalla giunta guidata dal sindaco Alcide Di Pumpo che il 21 marzo firmerà in Municipio (ore 12) il “patto di gemellaggio e amicizia” fra Torremaggiore, città natale di Nicola Sacco, e Villafalletto (in provincia di Cuneo), dove nacque Bartolomeo Vanzetti. L’esclusione dell’Associazione “Sacco & Vanzetti” dalla cerimonia di gemellaggio e quindi di Maria Fernanda, maestra elementare in pensione e unica parente in vita a Torremaggiore di Nicola Sacco, ha dato scintilla alle polveri di una polemica che alcuni osservatori politici non esitano ad inquadrare nell’ottica di vecchie ruggini fra il sindaco Di Pumpo e Marolla, ex sindaco Ds e alleato nel 2002 dell’attuale primo cittadino fino al 2004, quando Di Pumpo sindaco organizzò il primo ribaltone (da centrosinistra a centrodestra) della storia politico-amministrativa di Torremaggiore. L’amarezza per l’esclusione è contenuta in una nota di Marolla: “L'insegnante Maria Fernanda Sacco e l’Associazione Sacco & Vanzetti non presenzieranno alla cerimonia di questo gemellaggio che nasce nel nome dei due nostri connazionali, anarchici, uccisi sulla sedia elettrica negli Usa il 23 agosto 1927. Con grande entusiasmo e di vero cuore l’Associazione avrebbe voluto contribuire al pieno successo della manifestazione, se nella sua promozione e nella sua organizzazione ci fosse stato quantomeno il preventivo coinvolgimento (e l’adeguato riconoscimento nel programma) del ruolo fondamentale dei nipoti viventi dei due martiri”. E la nota prosegue: “Maria Fernanda Sacco e Giovanni Vanzetti (il nipote di Bartolomeo, ndr) sono i testimoni viventi della memoria di una triste vicenda che ha segnato la storia del Ventesimo secolo e che è diventata per l’umanità intera il simbolo della lotta degli umili contro l’arroganza del potere, contro l’ingiustizia, contro la sopraffazione e l’intolleranza. Le loro città di origine, per questa occasione, dovevano riservare il posto d’onore (così come è sempre stato nel passato) a Maria Fernanda e a Giovanni, perché la grande storia dell’umanità, quella fatta da coloro che da sempre hanno combattuto per l’uguaglianza, la giustizia, il bene comune e l’emancipazione dei popoli, questo ha riconosciuto ai loro cari. Invece -conclude Marolla- abbiamo assistito dapprima al maldestro tentativo di ignorare completamente sia i parenti che la nostra Associazione, e poi ad un ravvedimento “forzato”, molto tardivo, che ha portato a notificare gli inviti, anche a noi, ma a programma già fatto, e solo grazie alle forti pressioni di chi ha sentito il dovere di evitare un nuovo grave atto di intolleranza”. Critica finale: “Non a caso nel fitto programma è stato omesso l’atto più doveroso: l’onore al Monumento a Sacco e Vanzetti nel cimitero comunale, meta continua di visita e di omaggio da parte di studiosi, di cultori, di giovani e di veri democratici. Ci auguriamo -stigmatizza Marolla- che nel prossimo futuro delle due città gemellate si faccia tesoro anche di questa esperienza, affinché non si verifichino mai più episodi di discriminazione e di intolleranza”. Nel monumento funebre, realizzato dall’amministrazione Marolla nel 1997, sono custodite le ceneri frammiste di Sacco e Vanzetti, così disposte, dopo la loro morte, dalla sorella di Vanzetti che le riportò in Italia da Boston.

Michele Toriaco
La Gazzetta Di Capitanata

“Non Dimentichiamo I Nostri Nick E Bart”


4 Domande A Giovanni Vanzetti

Bart era il fratello maggiore di suo padre. Giovanni Vanzetti, 69 anni, è rammaricato per le polemiche sul gemellaggio di sabato.

Lei ha ricevuto l’invito?

«No. Nessuno mi ha infornato dell’iniziativa. Alcuni mesi fa, parlando con gli amministratori di Villafalletto, mi era stato accennato di un gemellaggio con Torremaggiore. Nessuna conferma ufficiale. Tutto quello che so mi è stato riferito da Fernanda».

Condivide la protesta?

«E’ una questione di buon senso. Almeno loro, che vivono nella città dove si firma il gemellaggio, avrebbero dovuto essere invitati. Io, per motivi familiari, non avrei comunque potuto partecipare».

Solitamente viene coinvolto nelle iniziative in ricordo di Nick e Bart?

«Abito a Torino, ma con il Comune di Villafalletto c’è un buon rapporto di collaborazione. Quando ci sono manifestazioni mi avvertono e io partecipo molto volentieri. Nei mesi scorsi siamo andati ad Arona per una commemorazione».

Vanzetti non è un cognome qualsiasi?

«Quando dico come mi chiamo, in molti rispondono: “come l’anarchico’’. Allora spiego che era mio zio, rimangono increduli. Ci tengo a ricordare il loro sacrificio. Fino a una decina di anni fa, si parlava poco di loro, anche a Villafalletto. Ora invece l’interesse sta crescendo; ci sono ricerche storiche, documentari, trasmissioni televisive. C’è ancora chi fa dispetti alla tomba di mio zio, ad esempio rubandoci i vasi, ma c’è anche chi porta mazzi di fiori».

Carlo Giordano
La Stampa - Cuneo

Non C'è Pace Per Sacco E Vanzetti


Quello di sabato tra il Comune pugliese di Torremaggiore e Villafalletto, sarà un gemellaggio nel ricordo di Sacco e Vanzetti, senza, però, i familiari dei due anarchici, morti innocenti sulla sedia elettrica nel 1927, negli Stati Uniti. I parenti di Nick e Bart e l’associazione sorta nel nome dei due anarchici hanno annunciato chenon parteciperanno alla manifestazione nella città pugliese, dove nacqueSacco. «I familiari non sono stati coinvolti nella preparazione del gemellaggio - spiega Matteo Marolla, presidente Associazione Sacco e Vanzetti -. I nipoti, Maria Fernanda Sacco e Giovanni Vanzetti sono i testimoniviventi di una triste vicenda che ha segnato ilXX secolo. Si doveva riservare loro un posto d’onore. Invece, abbiamo assistito dapprima al tentativo di ignorare completamente i parenti e l’Associazione; in seguito a un ravvedimento “forzato’’, molto tardivo, che ha portato a notificare gli inviti, aprogrammacompletato». La delegazione di Villafalletto, città natale di Vanzetti, partirà venerdì per la Puglia.

«Spiace per queste polemiche - spiega il sindaco, Ilio Piana -. La nostra città è ospite, non spettava, quindi, a noi predisporre gli inviti. In tutte le iniziative su Sacco e Vanzetti abbiamo sempre invitato i parenti. Mesi fa siamo andati ad Arona per l’apertura di un centro dedicato a Nick e Bart e c’era anche il nipote di Vanzetti. Nel 2007 abbiamo invitato a Villafalletto Fernanda Sacco, che, però, non è venuta per motivi di salute. In ottobre saranno nostri ospiti per la controfirma del gemellaggio».

Carlo Giordano
La Stampa - Cuneo

Poveri Sacco E Vanzetti E Poveri Noi


La notizia è arrivata dalla nostre parti sotto forma di un lancio dell’agenzia Ansa. Poche e stringate righe, ma di quelle che lasciano l’amaro in bocca. Poche righe pesanti come macigni, incomprensibili e imperscrutabili come i misteri dell’animo umano. Dunque: sabato 21 marzo, a Torremaggiore, in provincia di Foggia, né l’associazione che porta il nome di ‘Sacco e Vanzetti’ né Maria Fernanda Sacco, nipote di Nicola, né Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo, parteciperanno al gemellaggio tra il comune pugliese e Villafalletto, paese natale di ‘Trumlin’ Vanzetti. Fa male, male davvero, vedere che siamo capaci di dividerci su tutto, finanche nel ricordo di coloro che morirono innocenti sulla sedia elettrica il 23 agosto del 1927 nel carcere di Charlestown, in Massachusetts, dopo un processo burla e sette anni di detenzione. Allora il mondo si divise: martiri in Europa, assassini in America. E oggi, a trent’anni dalla loro totale riabilitazione, avvenuta il 23 agosto del 1977, per volontà del governatore del Massachussetts Michael Dukakis allorché pronunciò la celeberrima frase: “Ogni stigma e onta venga per sempre cancellata dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e discendenti”, ebbene, dicevamo, oggi torniamo a dividerci. Il motivo? Lo spiega Matteo Marolla presidente dell’associazione ‘Sacco e Vanzetti’ il quale giustifica la scelta (grave) di non partecipare al gemellaggio in virtù dell’omissione (grave) commessa dagli organizzatori che si ‘sono dimenticati’ di coinvolgere nell’organizzazione l’associazione stessa e i nipoti viventi dei due martiri: Maria Fernanda Sacco e Giovanni Vanzetti.

Sostiene Marolla: “I parenti sono stati ignorati completamente, salvo poi invitarli all'ultimo momento”. Inutile andare a cercare le colpe o evidenziare le possibili mancanze e il poco tatto di chi ha organizzato la manifestazione. Resta il fatto che sabato a Torremaggiore, con la delegazione di Villafalletto, l’atto di gemellaggio che simboleggia l’amicizia e il legame tra due Comuni e due comunità, e lo simboleggia nei principi più nobili e alti espressi dal sacrifico dei due anarchici italiani, avverrà all’insegna delle polemiche e delle divisioni. Possibile, ci si domanda, che noi italiani siamo sempre così bravi nel trovare la pagliuzza che ci divide e bravissimi nell’ignorare la trave che ci unisce? Evidentemente si, è possibile. Chi è cresciuto e ha tratto linfa vitale dalla tragica storia di Sacco e Vanzetti, chi si è commosso vedendo il film di Giuliano Montaldo con le straordinarie interpretazioni di Gian Maria Volontè (Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (Sacco) e si è emozionato ascoltando la ballata di John Baez, non può che trasecolare di fronte a queste divisioni. Davanti al suo accusatore, Bartolomeo Vanzetti disse: “Mai, vivendo l’intera esistenza, avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini. Il fatto che ci tolgano la vita, la vita di un buon operaio e di un povero venditore ambulante di pesce è tutto. Questo momento è nostro, quest’agonia è la nostra vittoria”.

Tolleranza, giustizia e comprensione fra gli uomini. Più o meno sono le stesse parole usate dal presidente Matteo Marolla, il quale, nello spiegare il diniego a partecipare sabato alla cerimonia, si augura che “non si verifichino mai più episodi di discriminazione e di intolleranza”, frase indirizzata, ovviamente, agli organizzatori del gemellaggio. Giova ricordare che Nicola Sacco, 36 anni, terminò di vivere alle ore 0.19 del 23 agosto 1927. Bartolomeo Vanzetti, 39 anni, che si avviò verso la sedia elettrica con passo deciso e uno sguardo beffardo di sfida stampato sul volto dicendo 'anduma' a chi andò a prenderlo in cella, morì sette minuti più tardi. Nessuna polemica, davvero, nei confronti di nessuno. Ma se anche Sacco e Vanzetti, vittime dell’intolleranza più bieca, dell’emarginazione e dell’odio dividono gli uomini che si incontrano nel loro ricordo, a cosa possiamo ancora credere?

Gianpiero Ferrigno
targatocn.it
 
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