martedì 31 agosto 2010

COALIT: "Sacco E Vanzetti Memorial Day, Per Non Dimenticare!"

Il 23 agosto scorso ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare a Torremaggiore (FG) al Sacco & Vanzetti Memorial Day su invito dell’associazione Sacco & Vanzetti (www.saccoevanzetti.org), che ancora pubblicamente ringrazio per aver organizzato, nuovamente, un evento tanto importante ed indispensabile affinche’ la memoria venga tenuta viva, considerando – ed il momento che stiamo vivendo lo dimostra – che il genere umano purtroppo non impara dalla storia, troppo in fretta dimentica cio’ che e’ stato e non vede cio’ che e’ ancora.

Oltre a me, come rappresentante della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte Onlus, erano presenti la nipote di Nicola Sacco, Fernanda, Matteo Marolla, Presidente dell’associazione stessa, l’On. Antonio di Pietro che con l’occasione ha inaugurato la locale sede dell’IdV, Michele Rizzi, coordinatore regionale del PdAC, Mimmo Gioia e Teresa Marcone (figlia di Francesco Marcone) di LIBERA, Cesare Sangalli di Amnesty International, e con testimonianza video, Roberto Malini del Gruppo EveryOne.

Tantissimi i presenti, una grande folla che riempiva la piazza ed ascoltava in silenzio i relatori, guardando le immagini che scorrevano sul grande schermo.

L’evento, come intuibile dal nome, viene organizzato ogni anno per commemorare i nostri connazionali Sacco & Vanzetti condannati a morte in seguito ad una abile montatura e giustiziati in Massachusetts il 23 agosto del 1927. Chi erano lo sappiamo tutti: due operai anarchici, giustamente ribelli, presi di mira – in quell’epoca di furore anticomunista, all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre – perche’ immigrati italiani e perche’ attivisti in difesa della classe operaia. Unicamente colpevoli, insomma, di voler praticare il proprio pensiero e di voler vivere in modo coerente, difendendo le proprie idee. Martiri, quindi, di una giustizia profondamente ingiusta, xenofoba e razzista, vittime dell’inaccettabile pena capitale, dopo anni di agonia trascorsi in un orrendo braccio della morte istituito da un governo cosiddetto democratico.

Casi simili, nell’America di oggi, ce ne sono ancora. Chi non conosce, infatti, quello del giornalista nero Mumia Abu Jamal (per saperne di piu’: www.freemumia.com), condannato a morte ed ancora rinchiuso – da innocente – in uno dei bracci della morte della Pennsylvania? Ma senza spostarci dall’altra parte dell’oceano, pensiamo a quanto accade ogni giorno nel nostro Paese, l’Italia, dove per fortuna non e’ prevista dal nostro Ordinamento la pena di morte (anche se qualcuno ogni tanto ne parla….. e se si arrivasse a cambiare la Costituzione, addirittura potrebbe diventare possibile reintrodurla anche da noi!) e dove, quindi, non e’ possibile arrivare ad eliminare fisicamente chi non ci sta bene, ma dove, ahinoi, un numero impressionante di persone e’ sottoposto ogni giorno ad ogni genere di pregiudizi, ad una intollerabile intolleranza, a disgustosi fenomeni di razzismo. Cioe’ ad una sorta di pena di morte, una morte sociale, che impedisce ad altri esseri umani, ad altri immigrati – come lo erano Sacco & Vanzetti – di vivere dignitosamente in un Paese che non e’ il loro. Spesso perche’ privi di quel documento – il Permesso di Soggiorno – che attesta la loro esistenza, ma il piu’ delle volte semplicemente perche’ "diversi". Quanti i luoghi comuni, ahinoi! "I negri puzzano, non hanno voglia di lavorare" (nell’America del XX Secolo lo si diceva degli italiani). "Sono incivili e quelli che vengono qui sono ignoranti" (invece, gli immigrati, regolari o no, hanno un titolo di studio uguale o superiore alla media dei lavoratori italiani). "Rubano il lavoro agli italiani" (invece, il 72% dei lavoratori stranieri e’ personale non qualificato e fa lavori manuali che gli italiani, purtroppo, non sono piu’ disposti a fare…. Non era forse così anche in passato, quando in altri Paesi del mondo eravamo NOI i "diversi"?). "Meno immigrati, meno criminali" (tristissima frase, falsa, diventata famosa perche’ pronunciata dal premier Berlusconi nel gennaio del 2010, peraltro smentita da studi ufficiali sia di Banca d’Italia che Istat).
Potrei andare avanti per ore, ma scelgo di fermarmi qui, in quanto il concetto mi sembra chiaro.

Non a caso quest’anno l’associazione Sacco & Vanzetti ha dedicato la veglia a Faith Aiworo, un’immigrata nigeriana "clandestina", fuggita dal proprio Paese in quanto passibile di pena capitale per aver accidentalmente ucciso il suo stupratore e – nonostante il rischio di pena di morte – rimandata in Nigeria dal nostro governo il luglio scorso per non aver ottemperato a due decreti di espulsione! E poco importa, al nostro governo, se esistono leggi, italiane ed internazionali, che vietano il rimpatrio di chi rischia una condanna capitale. Come, ad esempio, l’art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che testualmente recita: "Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti".

Il caso di Faith non e’ che un esempio dell’orrore di oggi, uguale a quello di ieri. Della prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Dell’oppressione in ogni sua forma. Cio’ contro cui Sacco e Vanzetti si erano schierati e per cui sono morti.

Ho sentito di critiche recenti mosse a quest’ultimo Memorial Day, soprattutto per la presenza dell’On. Di Pietro, considerata da qualcuno inopportuna. Ognuno, ci mancherebbe, e’ libero di avere ed esprimere la propria opinione. Desidero tuttavia dire, perche’ presente all’evento in qualita’ di relatrice e Presidente di un’associazione senza scopo di lucro totalmente apolitica ed apartitica, che da anni si occupa di diritti umani, che – appunto – si e’ parlato unicamente di diritti umani. Ogni relatore ha espresso in assoluta liberta’ il proprio pensiero in relazione al tema, in base alle proprie esperienze specifiche, soprattutto esperienze di vita vissuta. Non vi e’ stata strumentalizzazione politica. Nello specifico, l’On. Di Pietro – da ex magistrato – ha espresso il proprio parere assolutamente contrario alla pena capitale, sottolineando l’importanza – che sottoscrivo – del processo equo, inteso come fondamentale diritto dell’uomo riconosciuto come tale in ogni ordinamento in essere in uno Stato di diritto e sancito, fra l’altro, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Quel processo equo, tanto per intenderci, che fu negato a Sacco e Vanzetti nonostante quanto previsto dal Sesto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Ho personalmente apprezzato ogni singolo intervento fatto ed ogni contributo dato, dal primo all’ultimo momento dell’evento. E, come ho gia’ avuto modo di dire direttamente agli organizzatori, ho notato nei membri di questa piccola ma importantissima associazione, una passione ed una sete di giustizia che sono purtroppo diventate merce rara ai giorni nostri. Ho sentito nel profondo - all’inizio del convegno, durante lo stesso, mentre si suonava musica, si leggevano poesie, si camminava con le fiaccole verso il cimitero - una partecipazione vera ed una condivisione che da tempo non sentivo.

Grazie, quindi, a chi ha fatto in modo che l’evento venisse realizzato, a chi c’era e a chi ogni giorno, dietro o davanti le quinte, opera in difesa dei diritti dell’uomo e contribuisce, in ogni modo, a tenere viva la memoria affinche’ quanto accaduto allora e quanto accade ancora oggi possa, finalmente, non accadere piu’ in futuro.

Arianna Ballotta
Presidente
Coalizione Italiana contro la Pena di Morte Onlus

Sacco And Vanzetti Memorial Day 2010

Festa Dell’Emigrante Adelfia

domenica 29 agosto 2010

Sacco And Vanzetti Memorial Day 2010

Risposta All'Editore Galzerano

L'attenzione dedicata dall'editore Galzerano al caso Sacco e Vanzetti ed al Movimento Anarchico è sicuramente storica e non è in discussione. Ci dispiace che abbia conosciuto la nostra Associazione solo grazie all'opportunità, che ha colto a volo, di utilizzare il SACCO E VANZEETI MEMORIAL DAY per una polemica con l'on. Di Pietro. L'avesse conosciuta un pò prima e un pò meglio avrebbe saputo che la FdCA, attraverso un suo autorevole membro, ha partecipato alla fondazione dell'Associazione Sacco e Vanzetti ed ha sempre partecipato, intervenendo con due suoi esponenti, sia al dibattito del 2007 che del 2008. A quello del 2010 non è potuta intervenire per suoi impegni. L'editore Galzerano se si fosse informato meglio avrebbe saputo che a questa edizione è intervenuto anche Michele Rizzi, coordinatore regionale del Partito dell'Alternativa Comunista, che ha avuto tutto il tempo per esprimere in assoluta libertà (ci mancherebbe altro) il suo pensiero, altrettanto ha fatto Mimmo Di Gioia di LIBERA, Cesare Sangalli di AMNESTY INTERNATIONAL, Teresa Marcone, figlia di Francesco MARCONE, di LIBERA, Arianna BALLOTTA, Presidente della Coalizione Italiana contro la Pena di Morte, e, con video, Roberto Malini, co-presidente di EVERYONE. Non avrebbe saputo, perché non l'abbiamo detto "per carità di patria", ma lo diciamo ora, che abbiamo invitato moltissimi altri illustrissimi politici, i quali non solo non sono venuti, ma non hanno neanche risposto. Almeno una volta erano soliti mandare il "telegramma tecnico" in cui quanto meno dimostravano attenzione, oggi, super garantiti da questo sistema elettorale, non si preoccupano neanche di quello. Certo pensiamo che nessuno si possa ritenere depositario del copyright riguardante l'eredità politico-culturale di una vicenda come quella di Sacco e Vanzetti, che ha segnato le coscienze democratiche del XX secolo. Non ci riteniamo unici depositari noi che abbiamo fondato l'associazione che porta il loro nome ed ha come fondatrice e Presidente Onoraria la nipote vivente di Nicola Sacco, Fernanda Sacco, oltre a Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo Vanzetti, come socio onorario. Con altrettanta "laicità culturale" pensiamo non si possa ritenerlo l'autorevole Movimento Anarchico, che rispettiamo, anche perché possiamo sempre confrontarci con molta serenità e spirito costruttivo sull'anarchismo di Sacco e Vanzetti. L'eredità di Sacco e Vanzetti, come è ovvio, appartiene all'umanità intera. Noi vogliamo modestamente contribuire a tener viva la loro memoria, perché quel triste passato, che per molti aspetti, è già il nostro presente, non diventi anche il futuro nostro e dei nostri figli. Nello specifico dell'intervento dell'on. Di Pietro, premesso che non ha certo bisogno di difensori d'ufficio, credo che sia stato riferito male all'editore Galzerano. Perché il "giustizialista" Di Pietro (che, fra l'altro, mi risulta non abbia condannato innocenti o presunti tali, ma smantellato un sistema di corruzione) ha detto chiaramente che il "processo equo" è quello che assolve gli innocenti e dà la giusta pena ai colpevoli, aggiungendo, ovviamente, che mai e poi mai la giusta pena può essere la pena di morte, quindi rinnovando il suo autorevole impegno a far sì che l'ONU passi dalla sterile ed insufficiente moratoria approvata il 18 dicembre 2007 alla vera e propria abolizione! Ritengo che sia stato un intervento MOLTO SERIO, DA ATTENTO CONOSCITORE E STUDIOSO DEL SISTEMA GIUDIZIARIO e, SOPRATTUTTO, SENZA ALCUNA STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA. Ritengo onestamente che anche l'editore Galzerano se avesse avuto modo di essere presente e sentirlo per intero non avrebbe potuto che apprezzarlo e spero che presto possiamo avere la possibilità di un confronto. Certo già da ora l'illustrissimo editore sappia che le porte della nostra Associazione sono aperte e riteniamo utilissimo anche il suo contributo, se è disponibile ad abbandonare pregiudizi.

Torremaggiore
29 Agosto 2010
Il Presidente
Matteo Marolla


Qui in allegato il comunicato stampa dell'Editore Galzerano:

L'inaugurazione dell'associazione intitolata a "Sacco e Vanzetti " ad opera del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, ha scatenato -a distanza di quattro giorni- le reazioni di Giuseppe Galzerano, editore e scrittore di Salerno, autore di volumi sugli attentati degli anarchici a Umberto I (Passannante e Bresci) e sugli attentati al duce (Schirru e Sbardellotto). Nelle sue edizioni, anche «Una vita proletaria» di Bartolomeo Vanzetti. Ecco per intero la lettera che ha inviato alla nostra redazione. "Certo, non possiamo impedire all'on. Di Pietro di inaugurare, nè ai cittadini di Torremaggiore di intestare un'Associazione ai nostri compagni, dei quali nulla o pochissimo sanno. In quest'Italia, che è ormai alla deriva e dove non c'è più nè politica nè cultura, tutto è possibile. Però ciò non ci può impedire di dire la nostra opinione. Nonostante la loro purezza, la loro abnegazione e i loro sacrifici, gli anarchici - uomini contro il potere e contro lo Stato - dagli uomini di potere sono stati sempre ritenuti e trattati alla stregua di violenti e di delinquenti, ma ciò nonostante diventano «buoni» non appena possono essere piegati ai propri interessi di bottega. La questione è una questione di coerenza e Di Pietro nulla a che fare con la storia di Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti. Anzi, giustizialista com'è, sono convinto che fosse stato giudice a quei tempi li avrebbe pesantemente condannati, oggi invece sfrutta il loro nome a fini elettorali, per carpire il consenso elettorale, mentre i due nostri compagni erano - come tutti gli anarchici - astensionisti. Difatti dopo aver accennato fugacemente a Sacco e Vanzetti, sfrutta immediatamente il loro caso per parlare dei giudici. Ci saremo aspettati un minimo di coerenza da parte dei fondatori dell'Associazione, che si poteva manifestare invitando all'inaugurazione chi ancora oggi la pensa come Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, cioè gli anarchici, che in Italia - se i fondatori lo ignorano, è bene che lo sappiano - ci sono ancora. In ogni modo, Sacco e Vanzetti, che, completamente innocenti finirono sulla sedia elettrica, non sono militanti dell'Italia dei valori, e sono certo non lo sarebbero mai stati, anzi come cittadini si sentivano poco italiani, erano dei veri e autentici cittadini del mondo e quando sarebbero dovuti rientrare in Italia per partecipare alla prima guerra mondiale si rifugiarono in Messico, anche per non rispondere - come emigranti - alla chiamata dell'esercito americano, proprio a testimoniare che non credevano nell'Italia che aveva come valore la guerra (e tante altre cose negative) Ricordo che anni fa, in un paese del casertano «Forza Italia» costituì un Circolo intestato ad Errico Malatesta - scrissi un articolo su «Umanità Nova» e dopo poco il circolo cambiò nome. Ci auguriamo che anche i sostenitori dell'Italia dei valori di Torremaggiore trovino altri nomi a cui intestare la loro Associazione, senza speculare su una terribile tragedia che appartiene alla storia del movimento anarchico italiano. Infine, per dirla con il linguaggio dello stesso Di Pietro: «Che ci azzecca Di Pietro con Sacco e Vanzetti?». Non vorremo che Di Pietro fosse... anarchico e noi non lo sappiamo!'.
 
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