lunedì 8 marzo 2010

Lettera Ai Candidati Sindaci Per Torremaggiore Alle Elezioni Amministrative 2010

Ai Gent.mi Sigg.ri

CANDIDATI ALLA CARICA DI SINDACO del

COMUNE DI TORREMAGGIORE:

CIANCIO Vincenzo

DE VITA Leonardo

LECCESE Palmina

SCUDIERI Alberto

LORO SEDI

Oggetto: Riflessioni sul gemellaggio con Villafalletto.

Egregi Sigg.ri Candidati,

è doveroso innanzitutto premettere che questa Associazione, al di là delle libere e legittime posizioni personali di ogni suo socio, non è schierata preventivamente con nessuno dei candidati ed è pronta a collaborare lealmente con colui o colei che col voto popolare sarà scelto a rappresentare la nostra Istituzione.

Anche con l’Amministrazione uscente c’è stato un periodo di collaborazione istituzionale. Purtroppo esso ha subito un primo strappo quando la Presidente Onoraria Fernanda Sacco, del tutto inspiegabilmente, non è stata invitata alla presentazione del film di Peter Miller, seguito dalla rottura definitiva con la triste beffa del gemellaggio con Villafalletto, nato male e finito peggio.

D’altronde eravamo certi che si trattava della “cronaca di una morte annunciata”: quello che era successo a Torremaggiore aveva provocato lo sdegno di tutti i sinceri democratici sia a Torremaggiore, che in ogni altra parte. Anche a Villafalletto il Sindaco Piana ha avuto notevoli difficoltà a portare avanti un progetto nato sull’ingiustizia e la discriminazione. Tanto che l’atto secondo di questa farsa (le manifestazioni a Villafalletto) è completamente saltato. Né si può dire che questo è dovuto alla fine anticipata dell’Amministrazione di Torremaggiore, in seguito alle note, legittime, scelte del Sindaco uscente: quel gemellaggio si doveva celebrare in settembre, poi in novembre….poi….non si sa.

Nell’esprimere a tutti voi i sinceri auguri di una campagna elettorale improntata alla lealtà ed al civile confronto con i cittadini, ci auguriamo che in futuro chi, tra di voi, sarà votato/a dai cittadini come Sindaco, si adopererà per recuperare questo rapporto mettendo al primo posto non i piccoli capricci personali, ma l’interesse per la storia della nostra città ed il rispetto per coloro che s’impegnano affinché il sacrificio dei suoi figli più illustri non sia mai dimenticato e serva di esempio soprattutto alle nuove generazioni.

Torremaggiore, 5.03.2010

Il Presidente
Dott. Matteo MAROLLA

sabato 13 febbraio 2010

Waiting For Privamera Dei Diritti


UNIONE EUROPEA
Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo – Teatro Pubblico Pugliese


presentano

WAITING FOR PRIMAVERA DEI DIRITTI
Dal 18 al 28 febbraio 2010

con San Severo Underground

SCARICA IL PROGRAMMA

28 febbraio domenica – h.20,00 - Sotterranei – corso Gramsci, 51 – San Severo (Fg)

“…Per il bene comune” concerto jazz Monica Franceschina in armonie jazz per
Amnesty International

Interventi di Matteo Marolla, Presidente Associazione Sacco e Vanzetti e Fernanda Sacco – Presidente onoraria dell’Associazione

Proiezioni del videoclip “Sacco e Vanzetti” di KENTO e del documentario “Fuori Puglia” di Sandro Chessa

(accademia del cinema e della televisione di roma)

sabato 6 febbraio 2010

E' Disponibile Il Libro Di Fernanda Sacco

Per richiedere e acquistare il libro di Fernanda Sacco "I miei ricordi di una tragedia familiare" rivolgersi presso:

ORGANIZZAZIONE IL LIBRO s.a.s.
Rappresentanze Editoriali
via Luigi Rossi, 97 tel. 0882381407
71017 TORREMAGGIORE (FG)
organizzazionelibro@libero.it

giovedì 19 novembre 2009

Discorso Di Fernanda Sacco All'Istituto Di Ragioneria "Angelo Fraccacreta" Di San Severo 18 Novembre 2009

In questo mio libretto “I miei ricordi di una tragedia familiare” ho voluto parlare di mio zio, Nicola Ferdinando Sacco, del caso “Sacco e Vanzetti” per far conoscere ai giovani la grande ingiustizia commessa nei loro confronti.

Non mancano nel libro le implicazioni sociali, con riferimenti ai problemi della giustizia, dell’emigrazione.

Il popolo italiano ha vissuto il dramma dell’emigrazione, dalla fine dell’800. Gli italiani emigrarono nelle americhe, in Australia, in Argentina, e dopo la 2a Guerra Mondiale, in altri paesi dell’Europa centrale: Francia, Svizzera, Belgio, Germania…

Insomma siamo un popolo di emigranti.

L’emigrazione italiana in America ha rappresentato a lungo un sogno di libertà e di benessere, ma allo stesso tempo un incubo di repressione e di povertà. Gli operai italiani erano considerati i più sudici ed ignoranti, che si accontentavano delle paghe più basse. Ma erano capaci di organizzare degli scioperi per il riconoscimento dei loro diritti. Le differenze culturali e di razza sono state interpretate come una delle principali cause di frammentazioni esistenti fra i lavoratori: veniva cacciato chi si ribellava, era già pronto chi lo sostituiva.

In questo contesto si trovarono Sacco e Vanzetti. Arrivarono in America come tanti altri, in cerca di lavoro, ma scoprirono che molti per sopravvivere alle fatiche più dure, erano costretti a lavorare per paghe da fame.

Cominciarono a lottare per il riconoscimento dei diritti degli operai e contro le ingiustizie. Ma l’America, quella grande potenza tanto insicura politicamente, assediata dalle grandi azioni sindacali dei lavoratori e degli emigranti, dai conflitti di classe, dalle disparità sociali, trovò nei due umili italiani, una forza politica punitiva, per difendere i propri interessi.
Sacco e Vanzetti vennero travolti da questa grande macchina capitalistica, che gli accusò di un delitto non commesso, e dopo 7 anni di duro calvario giudiziario, li condannò alla sedia elettrica.
Fu una condanna politica.

E dopo 50 anni dalla loro morte, il governatore “Dukakis” dichiarò al mondo la loro innocenza.
Uniti dalla passione e dalla lotta, in difesa degli ideali di libertà e di giustizia sociale, questi due martiri restano ad esempio per chi di questi ideali ne fa una bandiera.

La loro dolorosa vicenda, ancora oggi, ci aiuta a riflettere sulla ingiusta pena di morte, sui mancati diritti degli immigrati, sul razzismo. Sono dei concetti che costituiscono un forte richiamo morale per le nostre coscienze.

Oggi l’Italia si ritrova ad essere una nazione in pieno sviluppo economico. Vede arrivare sul proprio territorio masse di emigranti (da tutto il mondo) da varie parti del mondo, sfuggiti alla miseria e alle guerre civili.

La storia si ripete.

Come i nostri italiani, questi nuovi immigrati, devono affrontare le stesse forme di razzismo.
Allora, con la nostra amara esperienza, com’è possibile non accogliere questa povera gente?
Com’è possibile scacciare esseri umani che mettono a repentaglio la propria vita, per cercare lontano dalla propria famiglia mezzi di sostentamento?

Eppure noi siamo un paese di cattolici credenti e non sappiamo considerare quei fratelli che nel mondo ogni giorno muoiono di fame, cerchiamo allora di essere più umani, cerchiamo di soccorrerli nei loro bisogni e certamente il signore ce ne darà merito.

Fernanda Sacco

martedì 3 novembre 2009

 
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